Una domenica a sfiorar le nuvole

L’evasione più semplice, per noi che viviamo qui, è un viaggio a Santa Caterina.

Anche se la strada è sempre la stessa arrivare a Santa Caterina è già in sé un’incanto.

Nell’ultimo tratto del percorso siamo circondati dai boschi e sul fondovalle, come una visione presa da un sogno, sta la piramide del Pizzo Tresero.

Nei loro sedili i bambini pensano ad altro e sono eccitati per il viaggio in cabinovia. Giusto il tempo di pagare il biglietto e Milo corre verso la cabina, il suo obbiettivo è saltarci dentro a piè pari, come se dovesse prenderla al volo.

Appesi dentro la cabina dondoliamo nel vuoto e Thea chiede una storia, una in cui il protagonista sia io che incontro creature magiche, mostri più o meno spaventosi e trame che si sviluppano nei monti. Milo invece ascolta quel tanto che basta per cominciare ad imitare i mostri ai lui più cari.

 

 

Al primo intermedio scendiamo dalla cabina e partiamo subito per il secondo troncone, qui la salita s’impenna e la cabina guadagna in altitudine. Il paesaggio si fa roccioso ed asciutto, in un lampo siamo sulla cresta del monte Sobretta. Al secondo intermedio scendiamo e siamo al centro di una grande spettacolo, montagne vere e proprie stanno intorno a noi, il Gran Zebrù, il Cevedale, il Pizzo Tresero e la Cima Confinale tra le molte altre. Esploriamo un poco la cresta con il vento che ci sbatacchia di qua e di là.

Thea una volta ha tratto grande ispirazione dalle nuvole che correndo dal basso ci raggiungevano sulla cresta, allungava la mano per prenderle e rideva a vederle svanire tra le sue dita.

 

 

Quattro passi in discesa ed arriviamo al capolinea, facciamo un giro veloce intorno al laghetto di fianco alla stazione della cabinovia e siamo pronti per il rientro, ci sarebbe la passeggiata verso il laghetto dell’Alpe ma i miei compagni di viaggio vogliono giocare, a camminare ci penseremo in futuro, forse.

 

 

Scendiamo con la cabinovia e ci fermiamo al primo intermedio, usciti dalla stazione, di fronte a noi c’è il rifugio Palù. Per noi è una sosta obbligatoria, i piccoli si divertono con tutti i giochi presenti ed io mi beo dalla posizione in cui si trova. A 2100 metri con un bel prato verde che lo circonda ed il Pizzo Tresero in primo piano. Quasi sempre, mentre Thea e Milo passano da un gioco all’altro, io mi assento, guardo quella montagna ed i confini del mio io si fanno meno rigidi, sperimento una forma di contemplazione che non richiede nessuna tecnica, osservo quella piramide, le sue creste, la vetta ed i corsi d’acqua e prima arriva la pace, poi la meraviglia. Di solito vengo interrotto da qualche torto subito o fatto dai piccoli, cerco di aggiustarlo e ritorno con lo sguardo alla montagna. È una cima di una potenza inaudita e l’effetto che fa è più forte da qui che neanche dalla sua vetta.

 

 

Torniamo a valle nel primo pomeriggio ed abbiamo due opzioni, una visita al parco di Genolecia nel vicino paese di Sant’Antonio o un salto a Bormio Terme, entrambe opzioni che i bambini adorano.

Il parco di Genolecia è il migliore della zona, Il fiume tiene il traffico separato ed ha tutto quello che piace ai bambini, il castello di corde, un lago con rane e girini, un’enorme sabbionaia, spazio, altalene, scivoli e casette.

A fine giornata sembra davvero di essere tornati da un viaggio sulle nuvole con la faccia un po’ più scura e la testa più leggera.

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